ARCTIC WORLD ARCHIVE: LA BANCA DATI DELL’APOCALISSE
- 7 mar 2018
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Quando ho appreso della nascita del Arctic World Archive, lì per lì, mi sono resa conto che il peso storico di questa notizia era, senza ombra di dubbio da metabolizzare. Mi sono accorta che, quando un archivista viene a conoscenza di un nuovo sistema di conservazione del dato non lo vive, quasi mai, come la scoperta del secolo, ma quasi sempre come “Sarà vero?” o “Quanto durerà?”. Ciò nonostante, ammetto che dopo qualche attimo ho carburato quanto importante, invece, fosse per noi addetti ai lavori la notizia di una scoperta di tale portata.
Arctic world archive nasce nelle lontane isole Svalbard, in Norvegia. Il luogo non è stato scelto a caso, pare infatti che la scelta del posto dove dare i natali a quella che è stata definita la “Base Dati dell’Apocalisse”, sia stata dettata proprio dalla necessità di individuare un luogo, assolutamente sicuro sotto l’aspetto delle catastrofi e lontano da qualsiasi rischio capace di provocare perdite o danneggiamento dei dati, sia essa catastrofe naturale o distruzione da bomba atomica. Le isole Svalbard, di fatto, sono state dichiarate territorio internazionale in un trattato firmato nel 1920 da 43 nazioni e pertanto, sono territorio demilitarizzato. L'archivio si trova nelle profonde viscere del monte che ospita la sede centrale che si trova a Drammen (Norvegia) a 300 metri di profondità, pertanto a prova di disastro nucleare. «Posizionato lontano dalle instabilità del resto del mondo, riteniamo che l'Arctic World Archive sia il luogo più sicuro del pianeta dove conservare informazioni e dati insostituibili. Siamo onorati della fiducia accordataci per la protezione di veri propri tesori del patrimonio dell'Italia e della Biblioteca Apostolica Vaticana» ha commentato in un’intervista Rune Bjerkestrand, presidente di Piql.
La società a cui è venuta questa idea che potrebbe cambiare le sorti di un millennio è la Piql, società norvegese nata nel 2002, specializzata nella conservazione e preservazione di dati digitali che è riuscita a sviluppare una tecnologia avanzata, in grado di preservare, in modo assolutamente sicuro, i dati digitali su una speciale pellicola testata per poter durare, udite udite, ben oltre 500 anni, sia a livello locale che presso l'Arctic World Archive.
Si tratta di una notizia epocale, specie se si considerano chi sono gli utenti che hanno deciso di entrare a far parte del programma di “protezione dei dati” fra tutti spiccano i nomi de: la Biblioteca Apostolica Vaticana, l’Archivio fotografico Alinari di Firenze, il National Archive of Mexico, il National Archive of Brazil, il Norvegian InterMunicipal Digital Archives, tra i primi a dare affidabilità alla società norvegese.
Certo, potrebbe apparire come uno di quei mega spot pubblicitari cui ci ha, già da tempo, abituati anche la Apple, se non fosse che a questa piattaforma digitale sono già state affidate le copie digitali di opere tra le più preziose di tutti i tempi come il manoscritto della Divina Commedia illustrata da Sandro Botticelli, tra le prime opere italiane ad essere depositate il 22 febbraio in terra norvegese, o come le pregiate foto digitalizzate delle opere d’arte più importanti del mondo, quali “l’Urlo” di Munch o come una parte della collezione operistica della famosa soprano Renata Tebaldi proveniente dalla Fondazione Museo che porta il suo nome, non ultime parte delle immagini senza tempo del già citato Archivio Fotografico dei Fratelli Alinari.
Per capire di cosa si tratta non vi resta che dare un’occhiata al sito della Piql. A
tutti buona navigazione!
https://www.piql.com/arctic-world-archive

































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